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Astronomia


Prima del Big Bang non c’era niente. Che cosa si intende scientificamente per “niente”, in quest’affermazione? Sfatiamo un mito.

Nessuna teoria fisica parla propriamente del Big Bang. Tantomeno della nozione di “niente” (o “nulla”), ergo non esiste un concetto scientifico legato a questo termine.

Esso, lungi dall’essere un “grande scoppio” prima del quale v’era il nulla, è in realtà una singolarità iniziale prevista dal modello inflazionario della cosmologia standard che viene estrapolata retroattivamente dalla teoria (ovvero, sapendo come l’universo si è comportato negli istanti successivi, si può arguire che cosa sia in qualche modo avvenuto prima).

Il più breve lasso di tempo “successivo” al Big Bang che si considera nella cosmologia attuale è quello dell’Era di Planck, 10−4310−43 secondi dopo alla supposta singolarità iniziale.

Rappresentazione bidimensionale dell’espansione accelerata dell’universo, utile a rendere l’idea del Big Bang come “singolarità iniziale” da cui lo spaziotempo stesso si è originato.

In quegli istanti, prima che avvenisse la differenziazione della forza gravitazionale con quella elettronucleare (l’unificazione dell’interazione elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte), le energie in gioco erano talmente alte che la relatività generale, dando una descrizione geometrica della gravità grazie agli strumenti della geometria differenziale, non è utile ad indagare i fenomeni avvenuti.

Spesso, quando si considerano effetti quantistici in gravità si dice che lo spaziotempo nell’Era di Planck non ci fosse, modo di dire informale solitamente riferito al fatto che lo spaziotempo come concetto geometrico in relatività generale smette di essere un’utile approssimazione dei fenomeni a quella scala.

Dunque la risposta è: il concetto di spaziotempo, per come lo si intende in relatività generale, acquista di senso solamente dopo l’Era di Planck (e quindi successivamente al Big Bang).

Semplicemente si può dire che lo spaziotempo, qualora lo si voglia intendere in senso fisico e non solo come mero modello matematico, si sia originato a partire dal Big Bang stesso, e che non ha senso chiedersi cosa “ci fosse” prima, poiché la domanda stessa richiede il concetto di tempo che in assenza di spaziotempo non è definito.

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Un buco nero al centro della Via Lattea costituirebbe un passaggio spazio temporale verso un nuovo universo, un possibile passaggio spazio temporale che dalla Via Lattea porta a un altro universo.

Lo hanno scoperto due scienziati, l’italiano Cosimo Bambi e il cinese Zilong Li, che lavorano per la Fudan University di Shangai.
Secondo i due ricercatori, al centro della nostra galassia vi sarebbe un buco nero, che non si limiterebbe solo a risucchiare corpi celesti, ma costituirebbe una sorta di passaggio spazio temporale verso altri universi, che potrebbero essere simili o completamente diversi rispetto a quello da noi conosciuto.

Il buco nero era già noto dal 1974, anno della sua scoperta, ma finora gli scienziati erano a conoscenza solo della sua origine, probabilmente subito dopo il big bang, e del fatto che risucchiasse corpi celesti.

Ma secondo le ultime scoperte dei due scienziati, il black hole Sagittarius emana una forte radiazione che è in grado di esercitare un’importante influenza sui corpi che vi transitano vicino; inoltre il plasma che orbita attorno al buco nero sembra essere diverso, rispetto a quello che generalmente si trova attorno ai black hole.

Questi dati hanno fatto pensare ai due scienziati che Sagittarius possa costituire il punto di partenza verso altri mondi, anche se ovviamente si tratta di uno studio ancora in fase embrionale. Il passo successivo sarà quello di utilizzare un interferometro a raggi infrarossi, in costruzione in questi mesi ad Atacama, in Cile, per effettuare nuove e più approfondire analisi sulla presunta porta nello spazio.

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