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il problema della mente nel Buddhismo presenta difficoltà relative non solo alla definizione della mente e alle funzioni complesse delle sue articolazioni strutturali, ma anche alle possibilità di una sua individuazione univoca e lineare lungo il fittissimo intrico delle interpretazioni prodotte dalle diverse Scuole buddhiste.

Per poter disporre di un primo orientamento nella ricerca dei significati fondamentali che il problema della mente ha prodotto nella millenaria riflessione buddhista, appare necessario soffermarsi innanzitutto su quelli rintracciabili all’interno del Canone.

In generale, si può dire che, sulla scia del pensiero Vedānta, il Buddhismo delle origini determina la mente come antahkarana, ossia come “organo” interno, dotato delle funzioni che consentono il darsi delle sensazioni, dei pensieri, dei ricordi e della capacità di distinguere.

Con questa valenza generale non viene intesa come autocoscienza, ma, come uno speciale organo di senso, come “base sensoriale” ( āyatana ) che ha per oggetto le idee e che control-la le altre cinque “basi” sensoriali, cioè l’attività dei cinque sensi.

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I seguenti 6 sonetti, di epoca medievale, tratti dal codice Riccardiano N. 946 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, furono pubblicati per la prima volta nel 1930 in un opuscolo a cura di M Mazzoni dal titolo Sonetti alchemici-Ermetici di Frate Elia e Cecco D’Ascoli, edito dalla Società Editrice Toscana.

La pubblicazione, venne ristampata, per quel che ne sappiamo, una sola volta, nel 1955 dalla Athanor.

Dall’opuscolo curato dal Mazzoni, ed ormai introvabile, trascrivo questi sei bei sonetti di argomento alchimistico.

Ad ogni sonetto è aggiunta una versione in prosa in inglese.


– 1 –

Voi pellegrini che andate in romitaso
cercando la scientia excelente,
la vostra serva va con lui in viaggio
monaco bianco pare a chi non sente ;
Ma lo re dell’universo spatio
di sciamito d’oro veste la sua gente
chollui si scontrò e folle e saggio ;
colerico bianco fa el suo sergente
Et è così benigno a chi l’uccide
che gli fa lume nella casa oscura
e di tristesa fallo ingiovanire.
Chi fa questo è di grande ardire :
Non altro che colui dal quarto cerchio
posto in lo inferno sotto il so martire.

ENGLISH:

O ye pilgrims
going to hermitage,
in search of the excellent science,
your servant travels with it:
she looks like a white monk
to the unheeding ones.
But the King of the universal space,
he dresses his folk with golden drapes
and, mad and wise, he fought against it;
he makes his sergeant angrily white
and he is so good to the one killing him
that he lightens the dark house and,
with sadness, he makes him young again.
The man who does this is very bold: like
the one in the fourth circle of the hell,
martyr under the soil.


– 2 –

Io son la vera luce a diradare
del sommo archimia ogni rustico e sodo
animo, son colui che senza frodo
dell’arte mostro ciò che si può fare.
Io son colui che chi mi vuol usare
da povertà lo spicho e da suo nodo
co l’arte, colla regola e col modo
col suo bel fine, col suo coequare
Corpo disfò e poi rifò un corpo
rimosso da materia, e dogli forma
sempre sguardando al velenoso scorpo
Traggo da sua materia e metto in forma
coagolando con fuoco e con norma.
Giammai non si disforma
dal tuo intelletto, se ben hai inteso
per questi versi quel che ti paleso.

ENGLISH:

I am the true light of the supreme alchemy,
I dissipate the darkness
engulfing unrefined souls,
I am the one that truly
shows what men can do with the art.
I am the one that takes out
from poverty and restraints
the men who want to use me.
with the art, the rule and the way,
with its righteous aim, with his cooking,
I dissolve the body, then I remake it,
free from its matter, and then I model it,
always bearing in mind the poisonous purpose.
I take out from its matter and I give form
coagulating with fire and with rule.
If you understood well what I’ve just explained to you,
you would never forget it.

– 3 –

Geber

Quest’è la pietra magna benedetta
la qual tractò Ermete et Gratiano,
Elit, Rosir, Pandolfo e Ortolano,
Pictagora con tutta la sua secta.
Questa non si concede a gentilesa
né a bellesa, né a esser humano,
di questo ogni pensiero torna vano
a chi per sua virtù la gratia aspetta.
Di gratia speciale, da Dio recetta
basse vivande, vivere mesano,
sua residensa sta in piccole tetta
De’ tu che miri la figura picta
riman contento, e bastite sapere
quanto el balestro la saecta gitta.
E nello amore di Dio sta felice
e non voler saper quel che non lice !

ENGLISH:

This is the great, blessed stone
about which spoke Hermes and Gratianus,
Elit, Rosir, Pandolphus and Hortolanus,
and Pythagoras with all his sect.
It does not give in to neither kindness,
nor beauty, nor human being;
if a men waits for its grace,
he doth hope in vain.
This special grace, coming from God,
is: eating simple food and leading a simple life,
because it dwells in a little house.
O you looking at the painted symbol,
stay happy and content yourself to know
how far your arrow can go.
Be happy in God’s love,
and do not try to know what you have not to know !


– 4 –

Questa è la pietra che si va cercando
dagli alchimisti per ogni sentiero
da color che hanno l’animo sincero,
ma non da quei che vanno sofisticando.
A tutti quanti loro vò dare bando,
però che sono tutti ingannatori,
e non cognoscono e loro errori ;
per tutto el mondo vanno trapolando
Di solfo e di mercurio farò, quando
io vorrò, tutto l’arte a punto ;
e co’ l’arsenico, ch’è il terzo congiunto,
col sale armoniaco imbeverando
farò di tutti quanti un congiunto,
putrefaciendo e poi lor calcinando :
E fassi un corpo, et è Elisir perfetto ;
dicoti el vero, per Dio benedetto !

ENGLISH:

This is the stone
the alchemists are looking for,
following every path;
but only the ones with a sincere soul,
not the sophistic ones.
I want to ban the latter,
because they are all deceivers
and they do not know their mistakes;
setting traps, they go everywhere.
Using sulphur and mercury, I practise the art
every time I want.
And with the arsenic, the third,
soaking them with the harmoniac salt,
I will make them one,
making them rot and then calcining them.
And lo! A body creates itself: the perfect elixir;
I speak the truth, God be blessed!

– 5 –

O alchimisti ingrati, incredula gente
più che non fu Thomaso nella fede
andate sofisticando e nessuno crede
la verità mostrata a voi presente.
Al petto vostro recate la mente,
ché, come dice Cristo, più beato
sarà colui che non arà tocato
col dito la ferita tanto ulenta.
Quest’è la pietra ch’è tanto lucente
La qual trattò la gran Turba magna,
e dimostrasi a ciascuno intendente ;
la bella Rosa tratta certamente
delle scritture di quella compagna,
la qual parlò sì scuro a ogni gente.
El sole colla luna intendi il mio parlare
E col nostro mercurio seguitare.

ENGLISH:

O ye ungrateful alchemists, more doubtful
than Thomas, you use sophisms but nobody
believes in the truth you are showing,
even if it is before you.
Bring your mind to the heart, because, as Christ says,
more blessed will be the one who will not touch
with his finger the grievous wound.
This is the stone so shining
about wich spoke the great Turba,
showing itself to the wise.
Surely the pretty Rose deals
with the writings of that companion,
if speaking in an obscure manner to everyone.
Join the sun with the moon,
understand my words and
continue with our mercury.


– 6 –

Intendi e nota ben quel ch’io ti dico ;
l’anima non entra se non col suo corpo
là donde ell’è cavata, senza corpo ;
questa è la verità o caro amico.
Se un altro congiugni al suo nimico,
lavori invano e perdi el tempo tuo,
però che l’altro non è fratello suo
e l’opera tua non varrà un fico.
Ma quando si congiugne col suo amico
e tutti due fanno conjuntione
nel ventre del lione a te saputo,
alora ti puoi tocare sotto al belico
e dire : i’ son ,maestro certamente
e nessun altro vale un lombrico.
Sarà Elisir perfetto in fede mia,
e potrai combattere la Saracinia

ENGLISH:

Understand and pay attention to what I say to you:
The soul does not join but with its body,
when it is extracted without body;
this is the truth, o dear friend!
If you join an element with its enemy,
you are striving in vain,
you waste your time,
because the other is not its brother,
and so your work is not worth a brass farthing.
But when it joins with its friend,
they unite themselves
in the lion’s womb that you know.
Then you can touch yourself under the navel
and you can say: “Of course I am a master and nobody else is worth a worm!”
This I swear: you could get the perfect Elixir and
so you could fight the Muslims.


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Quest’opera, ricca di segreti che sembrano giungere fino a noi dal Medioevo, è dovuta invece a un autore contemporaneo appassionato di alchimia.

Nel suo laboratorio (Soluna), von Bernus produceva medicamenti spagirici realmente attendibili, cioè conformi alle ricette autenticamente alchemiche o paracelsiane. I suoi studi lo avevano convinto che Paracelso e qualche altro ricercatore medievale sapevano sia preparare il grande arcano capace di guarire malattie gravissime, sia trasmutare i metalli vili in oro.

Per la scienza ufficiale la trasformazione degli elementi – sia pure con grande dispendio di mezzi – è possibile, non solo sul piano teorico ma anche su quello pratico. In natura essa si verifica. E quindi credibile che esistano metodi diversi da quelli che conosciamo oggi per ottenere tali risultati. Negli ultimi decenni la fisica e la chimica hanno fatto progressi inimmaginabili, ma poco o nulla sanno in realtà circa la effettiva costituzione dell’energia e della materia. Non vi è ragione, dunque, perché la scienza ufficiale si ritenga in diritto di definire assurdo un diverso modo di affrontare la realtà che ci circonda.

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QUANDO IL DIAVOLO E’ FEMMINA


Posted By on Nov 7, 2019

Marija Nikolajevna Tarnowska si autodefinì “… vivente oggetto di lussuria che incarnavo di fronte alla società maschile di mezza Europa…”.
E non aveva tutti i torti!

Alta, slanciata, con un bel viso altero, meravigliosi occhi verdi che incantano chi la guarda, la contessa Tarnowska diviene ben presto la “Circe” di un bel romanzo scritto da Annie Vivanti nel 1912 e, in tempi a noi molto più vicini, ispira anche Enrico Groppali il quale le dedica il libro Il diavolo è femmina (Mondadori, 2010).

Ma, finzione letteraria a parte, la Contessa Tarnowska, nella Venezia dei primi anni del Novecento è veramente una sensualissima “Circe” che riesce ad affascinare e poi a sposare il ricco conte Vassili Tarnowsky ed entrare quindi a pieno titolo a far parte del bel mondo di mezza Europa.
Maria ha trascorso una giovinezza un po’ turbolenta, sempre consapevole del fascino che riesce ad esercitare sugli uomini, meglio, molto meglio, se belli e ricchi. Uomini che, forse inconsapevolmente, si diverte a porre “l’un contro l’altro armati”…

Quando è ancora adolescente, dopo aver terminato di studiare all’Istituto Poltavskij – dove la conoscono come “demivierge”, ovvero… “vergine ma non troppo” – Maria conosce l’avvenente conte, di lei perdutamente innamorato.

Talmente innamorato che poco dopo il matrimonio, avvenuto il 15 Aprile 1894, deve già duellare con un’amante della moglie, tale Pavel Golenishev-Kutuzov-Tolstoj il quale, ovviamente, non è certamente l’ultimo della serie.

Tra le coltri dell’insaziabile contessa compare ben presto Stefan Borzhevskij il quale convive con Maria mentre il legittimo consorte abita a Kiev.
Per caso o per calcolo, una sera la Tarnowska invita i due uomini a cena in un ristorante. Lo strano incontro procede bene fino al momento in cui Stefan Borzhevskij, all’uscita dal locale, bacia non proprio fraternamente Maria suscitando l’ovvia violenta reazione del conte Tarnowsky con un ben assestato colpo di pistola al collo del giovane amante della spregiudicata contessa.

Inevitabile arresto e arresti domiciliari per il conte mentre la Tarnowska si consola subito con il barone Vladimir Shtal il quale, per i suoi begl’occhi, ha abbandonato la moglie e si è fatto convincere a stipulare un’assicurazione sulla sua vita.

Naturalmente in favore della scaltra contessa Tarnowska…

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Quando una donna prende la decisione di abbandonare la sofferenza, la menzogna e la sottomissione.

Quando una donna dice dal profondo del proprio cuore: Basta, non ne posso più.

Né mille eserciti fatti di ego, né tutti gli inganni della speranza possono impedirle la ricerca di una verità propria.

È allora che si aprono le porte della sua anima e inizia il processo di guarigione.

Il processo che, poco a poco, la restituirà a se stessa, alla sua vita vera.

Nessuno ha detto che questa sia una strada facile, ma questa è La Strada.

Quella stessa decisione stabilisce una linea diretta con la sua natura selvaggia ed è lì che inizia il vero miracolo.

“Donne che corrono con i lupi”
– Clarissa Pinkola –

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